Il circolo virtuoso basato sul miglioramento del rating bancario – parte 4

 

 

PARTE QUATTRO

 

È sufficiente conoscere gli indici utilizzati dalle banche per migliorare il proprio rating? Ovviamente no.

Diciamo subito che, comunque sia, fare un’analisi del proprio bilancio con gli indici che abbiamo appena visto si può avere un’idea molto più precisa della struttura finanziaria e patrimoniale di un’azienda. Inoltre si può avere un’idea più precisa di come sia vista dalla banca e questo ha senz’altro un grande valore. Se un’azienda si presenta male come può sperare di avere finanziamenti? Se un’azienda non riesce ad avere finanziamenti come può sperare di avere un futuro?

Gli indici individuano i punti deboli. Fanno un diagnosi e l’imprenditore deve trovare la cura, sempre ammesso che sia in grado di curarsi da solo.

 

Quali azioni si possono mettere in atto noi per migliorare il rating? Sarebbe troppo lungo e complicato spiegarlo in questa sede.

Comunque, in generale, possiamo dire che risulta fondamentale effettuare delle analisi di sensitività (analisi “What if”), cioè verificare come cambiano i risultati finali al modificarsi di alcuni parametri di riferimento (capitale proprio, entità dell’attivo immobilizzato, entità del capitale circolante, giorni medi di incasso e pagamento, fatturato, ecc.).

In questo modo si possono simulare “a priori” i possibili scenari futuri capire su quali fattori è più utile ed agevole intervenire per ottenere significativi miglioramenti.

 

Ora invito a riflettere su questo:

 

CIRCOLO VIZIOSO

Supponiamo che il rating peggiori rispetto all’esercizio precedente.

In questo caso la Banca, senza tanti complimenti, notifica una variazione unilaterale al contratto di conto corrente applicando condizioni peggiori. Di conseguenza:

+ gli oneri finanziari aumentano

  • L’Ebit (reddito operativo) diminuisce

+ L’indebitamento aumenta

  • Gli indici peggiorano
  • Peggiora nuovamente il rating

Se questo si ripete per 2/3 anni la Banca, all’atto del rinnovo degli affidamenti, “propone” una riduzione dei fidi concessi (ci spiace Sign. Bianchi ma sa … la Direzione). A questo punto l’azienda va in difficoltà, comincia a non rispettare più le scadenze. Il rating peggiora ulteriormente perchè la “centrale rischi” è “sporca”. La Banca revoca in toto gli affidamenti e chiede il rientro. L’azienda viene a trovarsi in stato di insolvenza.

Può essere un caso di scuola ma in realtà è più o meno ciò che è accaduto a migliaia di imprese che oggi non ci sono più.

 

CIRCOLO VIRTUOSO

Supponiamo che il rating migliori rispetto all’esercizio precedente.

In questo caso l’imprenditore, o il suo consulente, con molta cortesia ma anche molta determinazione, chiede una variazione al contratto di conto corrente pretendendo vengano applicate condizioni migliori. Di conseguenza:

– gli oneri finanziari diminuiscono

+ L’Ebit (reddito operativo) aumenta

– L’indebitamento diminuisce

+ Gli indici  migliorano

+ Migliora il rating

Se questo si ripete per 2/3 anni l’azienda può riuscire a risparmiare una cifra consistente sul costi degli oneri finanziari (fino al 50%). A questo punto altre banche, attirate dal fatto che il “rischio percepito” è basso si fanno avanti. Per entrare sono disposte a praticare condizioni ancora più favorevoli. Il rating migliora ulteriormente. L’azienda può scegliere come e dove finanziarsi e non vengono più nemmeno offerte le garanzie fideiussorie dei soci. L’azienda viene a trovarsi in stato di pieno equilibrio finanziario.

Anche questo potrebbe essere un caso di scuola ma in realtà è più o meno ciò che è accaduto a molte aziende che oggi prosperano nonostante la crisi.

 

Da un lato quindi si possono migliorare in modo significativo i risultati economici e dall’altro si può migliorare l’accesso al credito contribuendo così ad aumentarne di molto le probabilità di sopravvivenza dell’impresa.

 

Il circolo virtuoso basato sul miglioramento del rating bancario – parte 4

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