IL RATING-PARTE 1

Il RATING. Alcuni consigli pratici per migliorarlo. PARTE UNO

 

Tenere sotto controllo i RATING dovrebbe essere una priorità per l’impresa. È importante oggi e lo sarà ancora di più in futuro. In questo articolo darò alcuni semplici (forse per qualcuno addirittura banali) ma sempre efficaci suggerimenti per mantenere e migliorare il rating aziendale senza la pretesa di andare troppo in profondità.

È il caso di ricordare che il RATING non è altro che un giudizio sulla capacità dell’impresa di rimborsare un prestito.

Ogni banca costruisce un proprio sistema di valutazione scegliendo tra diversi metodi alternativi che devono comunque essere autorizzati dalla Banca d’Italia.

Qualsiasi sia il metodo utilizzato dalla banca vi sono comunque aspetti comuni a tutti e su questi è necessario concentrarsi per migliorare.

Prima di vedere come migliorare, però, ritengo assai utile dire ciò che è necessario fare per non peggiorare il proprio rating e precisamente:

 

  1. Evitare insoluti dei clienti: è risaputo che gli insoluti peggiorano il giudizio di merito della banca nei confronti dell’azienda oltre al fatto che rischiano anche di generare uno sconfinamento se il fido non è abbastanza capiente. Lavorare con clienti poco affidabili non conviene per molti buoni motivi e tra questi c’è certamente il fatto che possono far peggiorare il vostro rating bancario. Un consiglio: nel dubbio evitate di farvi anticipare il credito verso il cliente inaffidabile e procedete voi direttamente all’incasso.
  2. Evitare sconfinamenti. Com’è noto ogni sconfinamento viene segnalato alla Centrale Rischi e diviene così visibile al “sistema”. Se rimane in essere per meno di 30 giorni lo sconfinamento non viene considerato grave, ma una serie ripetuta anche di piccoli sconfinamenti vengono interpretati come segnale di forte tensione finanziaria. È opportuno mettere in atto una rigorosa pianificazione finanziaria (budget di cassa) su base almeno mensile in modo da ridurre sensibilmente il rischio di incappare in sconfinamenti.
  3. L’utilizzo dello “scoperto di conto” deve diventare un’eccezione. Il cosi detto “fido di cassa” o scoperto di conto corrente deve servire solamente per far fronte a necessità di cassa improvvise e non pianificate. Se l’utilizzo diventa costante vi dovete rendere conto che avete un problema in l’azienda prima che con la banca. Probabilmente avete una situazione finanziaria squilibrata ed è meglio che corriate ai ripari quanto prima. Oltretutto questo fatto vi causa una notevole aumento dei costi per oneri finanziari, ed anche questo incide negativamente sul rating. Comunque il prolungato utilizzo di “fido di cassa” costituisce per banca una anomalia. Per prevenirla potreste:
  • mettere in atto una rigorosa pianificazione finanziaria (budget di cassa);
  • richiedere maggiori affidamenti per smobilizzo crediti (se ne esistono le condizioni ed avete capienza);
  • rinegoziare il fido con un finanziamento a medio/lungo termine (se ne esistono i presupposti).
  1. Impiegare correttamente i fidi. Mantenere l’utilizzo dei fidi fino al limite massimo (o vicino) per un tempo prolungato è interpretato dalla banca come un sintomo di difficoltà finanziaria.

L’utilizzo corretto può essere quantificato nel 50-60% dell’accordato ma si potrebbe arrivare, saltuariamente, anche fino all’80%.

In ogni caso vi consiglio di motivare sempre adeguatamente alla banca la causa dell’utilizzo dei fidi “anomalo”. Qualora i fidi stessi risultino insufficienti a coprire le vostre esigenze è necessario, nel più breve tempo possibile, rinegoziarli con le banche oppure allacciare nuovi rapporti bancari.

 

Una nota importante. Se avete in azienda una o più delle situazioni sopra descritte in precedenza dovreste prima cercare di sistemare gli squilibri esistenti, per presentarvi poi con le carte in regola a chiedere nuovi affidamenti o l’ampliamento degli esistenti. In questo caso l’intervento di un consulente esperto può essere risolutivo.

 

 

IL RATING-PARTE 1

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